Museo Amo - Arena MuseOpera
La missione di Arena MuseOpera è contribuire alla valorizzazione e alla divulgazione della cultura Operistica Italiana con l'esposizione di documenti originali, utilizzando tecniche multimediali che raccontano il percorso creativo e imprenditoriale italiano in questo ambito che tutto il mondo ci invidia.
Partiture autografe, lettere, appunti dei grandi compositori Bellini, Rossini, Donizetti, Verdi, Puccini: per la prima volta tanti materiali tutti insieme sono presentati al pubblico.
E ancora: costumi, scenografie, bozzetti, fotografie.
I materiali esposti hanno carattere storico e documentaristico, in parte provenienti dal glorioso Archivio Ricordi e in parte dall'Archivio dell'Arena.
Il concetto guida del nuovo Museo è accompagnare il visitatore attraverso il sorprendente processo creativo della messa in scena di un'opera: dal primo schizzo alla rappresentazione teatrale, dalla stesura del libretto alla scrittura della partitura, dal disegno delle scenografie e dei costumi alla preparazione dei cantanti, sino all'effettiva produzione teatrale.
Il percorso e l’accesso fra i vari spazi avviene attraverso tende di velluto rosso porpora pesante, della stessa consistenza di un vero sipario, che oltre a fornire un richiamo stilistico preciso al teatro d’opera tradizionale, hanno lo scopo di isolare acusticamente al meglio gli ambienti. L’illuminazione è distribuita con corpi illuminanti protetti, in modo da non interferire con gli schermi su cui vengono proiettati gli audiovisivi e le teche. Attraverso un’esperienza multimediale personalizzata e interattiva, AMO conduce il pubblico lungo un percorso “dedicato” alla comunicazione di informazioni e suggestioni, finalizzati a coinvolgere e appassionare i visitatori.
Sono 7 le macrosezioni che occupano 15 sale di Palazzo Forti:
- Libretto
Vengono esposti i libretti originali di F. Maria Piave per Rigoletto e La Traviata, anche quello del 1853 con le note manoscritte dalla censura che ne ha modificato il titolo in Violetta. E ancora quello di Antonio Ghislanzoni per Aida, di S. Cammarano per Il Trovatore. E per finire quello di Giuseppe Adami e Renato Simoni per Turandot e il libretto di Illica e Giacosa per Tosca.
- Partitura
Per la prima volta esposte al pubblico in Italia, tutte provenienti dagli archivi Ricordi, sei partiture autografe di Giuseppe Verdi: Aida, Rigoletto, Il Trovatore, La Traviata e due di Giacomo Puccini, Turandot e Tosca.
- Bozzetti
Sempre dagli Archivi Ricordi è possibile vedere gli originali di Hohenstein per Tosca, di Girolamo Magnani per Aida, e di Mario Sala per Rigoletto. Provenienti dall'Archivio della Fondazione Arena di Verona si potranno ammirare i bozzetti originali di Ettore Fagiuoli per l’edizione di Aida rappresentata nel 1913 all’Arena e quelli di Pietro Aschieri per Tosca del 1939.
- Scenografia
Sarà come salire sul palcoscenico! Una sala intera è dedicata alla scenografia dell’Aida di Zeffirelli nella produzione della Fondazione Arena di Verona.
- Voci
I visitatori possono ascoltare durante la visita numerose, grandi arie delle opere Aida (Se quel guerrier io fossi!), Turandot (Tu che di gel sei cinta), Il Trovatore (Di quella pira), La Traviata (Libiam nei lieti calici, Follie follie).
- Costumi
Dalla sartoria dell’Arena di Verona sono esposti diversi costumi di scena di Turandot, Tosca e Aida. A rotazione saranno in mostra anche costumi utilizzati negli spettacoli in cartellone.
- Rappresentazione
Nell’ultima sala, comodamente seduti, si possono rivedere alcuni spettacoli realizzati nelle passate stagioni dell’Arena: Aida, La Traviata, Il Trovatore, Nabucco, Rigoletto, Tosca, Turandot e Roméo et Juliette.
Per l’allestimento di AMO sono stati utilizzati: 400 mq di velluto, 1600 metri di tessuto blu, 350 metri di tulle, 12 chilometri di cavi elettrici, 2800 viti, 2000 chiodi, 1000 metri lineari di legno, 50 kg di colla, 100 kg di vernice.
- Palazzo Forti
Ora di proprietà di Fondazione Cariverona, è storicamente uno dei più importanti edifici di Verona. Costruito in epoca medievale, fu ampliato e abbellito da illustri architetti fino all'Ottocento, divenendo ai primi dello stesso secolo residenza ufficiale di Napoleone Bonaparte. Nel 1937 il palazzo fu donato da Achille Forti alla città di Verona per diventare, come da volontà testamentarie, sede museale. Dal 1982 al 2011 ha ospitato la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Verona.
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