Salta al contenuto principale

Storia

Storia

Nel cuore del centro storico di Verona, affacciato sulla Chiesa di Sant’Anastasia e a pochi passi dai luoghi simbolo della città – dal balcone di Giulietta a Piazza Bra fino all’Arena – il Due Torri Hotel si erge come custode elegante e discreto della memoria veronese. L’edificio, le cui origini risalgono al XIV secolo, ha attraversato epoche e trasformazioni: dagli Scaligeri alla dominazione veneziana, dall’Impero Asburgico al Risorgimento, fino agli anni della Dolce Vita, accogliendo nel tempo personalità di rilievo internazionale. Un recente e importante intervento di restauro ha riportato alla luce gli affreschi dell’Arena Casarini, decorata con suggestive scene di circo equestre: un tesoro di grande valore restituito alla città, oggi nuovamente parte viva dell’esperienza dell’hotel.

Palazzo

Il palazzo

Siamo a due passi dal balcone di Giulietta narrata da Shakespeare, da Piazza Bra e dall’Arena, culla della musica lirica italiana e internazionale, nel dedalo di strade romane della Verona più antica.

Fin dal Trecento qui sorgeva un edificio noto come Palazzo dell’Aquila. Era l’epoca del passaggio da Comune a Signoria e del lungo dominio della famiglia Scala, che con Cangrande I, vicario imperiale, inserì l’aquila asburgica nello stemma familiare.

Dai primi del Quattrocento fino al 1730 l’edificio appartenne alla famiglia Bordieri. Coltellai originari del Bresciano, si trasferirono a Verona alla fine del Trecento, divennero orefici e conquistarono una solida posizione economica e sociale.

Protagonisti di un’importante ascesa sociale, acquistarono l’austero palazzo scaligero per dotarsi di uno status symbol all’altezza delle loro ambizioni. Furono loro ad adibire il palazzo a locanda nel 1674, in una Verona che si stava ancora riprendendo dalla grande peste del 1630.

Si trattava di un albergo di prim’ordine: le sue stanze ospitarono grandi personalità dell’epoca, tra cui Wolfgang Amadeus Mozart e Johann Wolfgang Goethe. Un’insegna marmorea murata in facciata negli anni ’50 del Novecento ricorda il soggiorno del giovane Mozart, appena tredicenne, nel gennaio del 1770.

Successivamente il palazzo passò alla famiglia Zenobi e poi agli Arvedi, che trasformarono la locanda nel Grand Hotel Imperiale.

Nel XIX secolo il palazzo fu anche teatro di importanti eventi storici, tra cui l’incoronazione a re di Francia del Conte di Lille con il nome di Luigi XVII e la firma del Trattato di Villafranca tra Napoleone III, Vittorio Emanuele II, l’arciduca Ranieri e il maresciallo Radetzky.

Nel 1866 Giuseppe Garibaldi parlò ai veronesi dal balcone dell’hotel affacciato su Piazza Santa Anastasia.

Nel 1882 l’hotel passò alla società Bastogi–Soini, che lo chiuse. Acquistato nel 1903 dall’imprenditore Francesco Zeiner, sei anni dopo fu ereditato dalla famiglia Wallner.

Negli anni della Repubblica di Salò ospitò tre ministeri, per poi tornare all’antico splendore nel dopoguerra grazie a Enrico Wallner, che trasformò la vecchia struttura in un hotel di lusso.

Wallner commissionò inizialmente il progetto a Carlo Scarpa e Giò Ponti, ma affidò poi l’incarico all’ingegnere veronese Alessandro Polo e al pittore Pino Casarini, già artista affermato.

L’arredamento fu curato dallo stesso Wallner, che acquistò mobili antichi in stile Biedermeier e porcellane pregiate presso antiquari, creando anche un grande atelier di falegnameria e restauro. Disegnò e arredò personalmente tutte le stanze dell’hotel.

Il Due Torri fu inaugurato il 31 dicembre 1958. Grande ammirazione suscitarono gli affreschi di Pino Casarini: Il Torneo dei Cavalieri di Brandeburgo nel salone d'ingresso e Il Circo equestre nel teatro.

Da allora il Due Torri ha ospitato numerose personalità italiane e internazionali, tra cui Vittorio De Sica, Alida Valli, Anna Magnani, Giulio Andreotti, Giovanni Spadolini, Rita Levi Montalcini, Margaret Thatcher e Placido Domingo.


Nel 2010 il Gruppo Duetorrihotels acquisisce la prestigiosa struttura, avviando una nuova stagione di rinnovamenti. In pochi anni l’hotel si riafferma come un’eccellenza dell’ospitalità italiana.

Grandi lavori di ammodernamento hanno coinvolto la quasi totalità delle 89 camere e suite, completamente rinnovate.

Un soggiorno al Due Torri Hotel diventa così un viaggio attraverso gli stili più rappresentativi della fine dell’Ottocento. Saloni, camere e suite sono impreziositi da parquet verniciati a mano, marmi, lampadari in vetro di Murano, decorazioni a mosaico e tessuti preziosi. Mobili autentici d’epoca in stile Biedermeier o Impero – chaise longue, divanetti, specchiere e boiserie – creano un’atmosfera elegante e senza tempo.


Palazzo

L’ultimo restyling ha consegnato al Due Torri una nuova facciata, una lobby dai tratti contemporanei, una magnifica rooftop terrace e una nuova sala da pranzo.

Ma soprattutto ha riportato alla luce un autentico tesoro restituito alla città: l’Arena Casarini, affrescata dal maestro veronese Pino Casarini.

Sulle pareti sono raffigurate vivaci scene di vita circense: carrozzoni del circo, acrobati, giocolieri, funamboli, domatori, pagliacci, ballerine e numerosi animali. Le palestre dorate che suddividono le scene proseguono verso l’alto fino al soffitto leggermente curvo, evocando la struttura di un grande tendone circense e creando un’atmosfera unica nella più prestigiosa sala meeting dell’hotel.

L'Arena Casarini

Scendendo al piano interrato del Due Torri Hotel, si svela l’Arena Casarini, un autentico capolavoro firmato da uno dei grandi maestri affreschisti del Novecento. Un accurato intervento di restauro, realizzato negli ultimi anni, ha riportando alla luce un’opera straordinaria restituendole il suo antico splendore.

Pino Casarini, artista eclettico e raffinato, noto per aver curato le scenografie delle stagioni liriche dell’Arena di Verona, ha qui dato vita a un affascinante circo equestre, ispirato al linguaggio scenografico del teatro e dell’opera. Le figure circensi, dipinte nelle specchiature decorative, sembrano animarsi in un continuo dialogo con l’architettura della sala, che ne amplifica il movimento e la dinamicità. Colori vivaci, ritmo e leggerezza si fondono in una composizione scenografica coinvolgente, capace di evocare l’immaginario suggestivo di un circo itinerante.